Garlasco

Brevi cenni intorno al Santuario della Madonna della Bozzola


ORIGINE DEL SANTUARIO

La storia del Santuario della Madonna della Bozzola è strettamente legata alla terra lomellina, della cui espressione autentica e profonda. Il Santuario, imponente per la sua mole, sorge a circa un chilometro da Garlasco. Il luogo era in antico ricoperto da piante selvatiche di biancospino (“bousslon” in dialetto locale) e proprio da questa espressione dialettale italianizzata trae la sua attuale denominazione di Bozzola.

La prima domenica di settembre del 1465, una fanciulla muta di tredici anni, di nome Maria Sorder, si recò, come al solito, a pascolare il piccolo armento di famiglia in quella parte, quasi all’estremo nord del territorio di Garlasco, dove esisteva un’umile cappelletta con l’immagine di Maria SS., seduta su una cattedra, tenendo il Bambino Gesù col braccio sinistro ed un libro con la mano destra. Il dipinto era stato affrescato, alcuni anni prima, dal giovane Agostino da Pavia, come ex-voto per essere stato salvato dalla Madonna mentre stava annegando nel guadare il fiume Ticino.

La giovinetta era da poco giunta nel luogo abituale del pascolo quando, all’improvviso, il tempo si rabbuiò annunciando una bufera. Lampi molto fitti rompevano l’oscurità da poco calata e scoppiavano tuoni con strepito improvviso e boati terrificanti. Mentre sola, innanzi all’immagine sospirava e piangeva, lo sguardo confidente fisso in Maria, le apparve la Madonna benigna, sorridente; affabilmente la incoraggiò e le diede un messaggio: “Va’ a dire ai garlaschesi che edifichino in questo luogo una chiesa a protezione di tutta la Lomellina. Saranno tante le grazie che io farò in questo luogo ed i miei figli esperimenteranno i tesori delle mie misericordie. Come segno che ti sono apparsa hai già udito le mie parole e ora annuncerai a tutti il mio messaggio”.

Le autorità notificarono il fatto prodigioso: furono in molti ad andare alla cappelletta por ringraziare la Madonna e tutti promisero di adoperarsi perché la Sua volontà venisse esaudita con la costruzione di una chiesa in suo onore.

COSTRUZIONE DEL SANTUARIO

Sul luogo stesso dell’apparizione s’incomincia a costruire una Chiesa corrispondente all’attuale presbitero e allo spazio sotto la cupola, adattando ad altare maggiore l’antica Cappelletta con l’immagine intatta della Madonna. Presso la Chiesa si edifica la casa per il Sacerdote e per il Sacrestano. Viene eletta l’amministrazione della fabbrica e la Chiesa è aperta al culto.

Ed è subito un accorrere continuo, a frotte, dei vicini Garlaschesi.

Presto, divulgatasi la fama del miracolo e delle tante grazie che si ricevevano, accorsero numerosi i Vigevanesi, i Lomellini e tanta altra gente delle Diocesi limitrofe. La primitiva Chiesa era stata eretta con la facciata rivolta a Garlasco e la miracolosa immagine era situata a destra e non nell’altare maggiore. Nel 1600 si incominciò la seconda Chiesa che fu orientata in modo da avere l’Immagine prodigiosa sopra l’altar maggiore senza spostarla dal luogo del miracolo. Nel 1662 si iniziano i lavori per l’erezione del campanile di forma quadrata con tetto a tegole. Nel 1843 il campanile è dotato di un concerto magnifico di 5 campane in re magglore, opera dei fratelli Barigozzi che fusero in Garlasco.

Più tardi si pensò di allargare la Chiesa. Era l’anno 1705: in un campo vicino s’appresta la fornace e, pronto il materiale, s’apre il braccio sinistro della Chiesa e si edifica la vasta Cappella dapprima dedicata alla Visitazione di Maria Vergine, ed ora al SS. Cuore di Gesù. Proseguono con ardore altri lavori, e nel 1719 è fatto il Coro, la volta del Presbiterio, e giganteggia nel mezzo l’alta e maestosa Cupola.

Parve allora troppo modesto l’altare maggiore e, nel 1775, si fa gran festa per la Consacrazione del nuovo altare di marmo, costruito su disegno di Gabriele Longhi, sempre tenendo a prospetto l’Immagine miracolosa della Madonna dipinta sul muricciolo dell’antica Cappelletta. Successivamente sono rivestite di lucida stuccatura le pareti della Chiesa, la quale diviene così degna dimora di Maria SS.

Ma a completare il disegno era conveniente s’aprisse anche il lato destro, e si prolungasse proporzionatamente il tempio. Nel 1856 si apre il braccio destro e vi si innalzano i due altari di S. Giuseppe e di S. Bernardo. Nel 1860 si prolunga la navata centrale fino all’attuale porta d’ingresso ed il Santuario resta così compiuto nella sua capacità interna e forma un magnifico vaso a croce greca d’ordine dorico, su cui svetta la cupola ottagonale con lanterna.

Col prolumgamento dei due lati si ebbero altri due ampi spazi laterali: le Cappelle chiuse con forti, eleganti cancellate. A sinistra la Cappella detta del Sepolcro, in mezzo alla quale è collocato il simulacro del Cristo morto, e attorno le espressive statue dei Pietosi, che assieme all’Addolorata piangono sulla Passione e Morte di Gesù Cristo, detti “Caragnon” della Bozzola; le quali statue, da quasi due secoli, stavano in una bassa Cappella a sinistra della Chiesa, formata a sepolcro. Sono d’autore ignoto e recano la data del 1772. Il bell’affresco sul muro di questa Cappella, rappresentante l’orazione di Gesù nell’Orto, è del pittore Moruzzi di Garlasco.

A destra viene eretta la Cappella della Natività di nostro Signore G.C. ove è collocato il Bambino Gesù, ai fianchi Maria e S. Giuseppe, attorno i Pastori, tutte bellissime e artistiche statue dell’Airaghi di Milano (1885). Sulla parete si ammira il prezioso affresco rappresentante l’Annunciazione di Maria Vergine, lavoro del chiarissimo pittore Garberini di Vigevano.

Nel tempo che corse fra l’erezione dell’una e dell’altra Cappella, si fabbricò pure una nuova, più decente casa per il cappellano, lasciando l’antica al Sagrestano ed a riparo dei Pellegrini. S’incominciò ai lati del Santuario la costruzione dei portici, sgraziatamente riusciti incompleti ed in uno stile diverso da quello della Chiesa, di cui costituiscono una vera stonatura. È desiderabile quindi che, abbattuti o mascherati i portici attuali, si giunga al compimento di essi secondo il magnifico disegno dell’Ingegnere Nava. Solamente allora si avrà un monumento degno della gran Madre, con tutte le comodità per i pellegrini.

Restava da fare la facciata; e l’anno 1890 la s’iniziava su disegno d’ordine composito dell’illustre Cav. Marietti di Novara. In seguito, ad accordare la facciata colla Chiesa tutta d’ordine dorico internamente ed esternamente, fra l’anno 1896 e 1898 si esegue lo splendido disegno dell’Ingegnere Nava di Milano. La facciata è decorata da bellissime statue del Pruvini di Milano, rappresentanti la Madonna della Bozzola, S. Gioachino, S. Anna, i SS. Apostoli Pietro e Paolo, e due Angeli. Vi si leggono molti testi biblici allusivi alle glorie di Maria, e, all’alto il saluto dell’Arcangelo: “Ave, gratia plena”. La Madonna col bambino è dono della famiglia Volpini; le fiamme terminali sono del Chini di Milano; i fregi e le balaustre, in terra cotta, del Repellini di Cremona; ie decorazioni di Francesco Nicola.

Quando l’egregio Ingegnere Nava trovavasi alla Bozzola a dirigere l’esecuzione del suo disegno, domandava se nel Santuario vi fossero pregevoli dipinti antichi. Avendo saputo che all’altare maggiore stava la primitiva immagine della Madonna, alla quale, deteriorata dal tempo era stato sovrapposto nel 1851 un quadro della Madonna, dipinto dal garlaschese Sampietro, distinto professore di pittura a Torino, volle vederla e, tolto il quadro, minutamente esaminato il dipinto sul muricciolo, giudicò essere opera preziosa (encausto) del 1400 e disse essere possibile e conveniente restaurarla.

Era questo l’ardente desiderio di tutti: rivedere venerata l’antica miracolosa immagine della Madonna; e nel gennaio del 1900 con delicatissima cura e maestria venne ritoccata dal pittore Zanoni di Milano. Apparve allora, attorniata da ricca, splendente cornice, la vera effigie della Madonna della Bozzola, dagli occhi misericordiosi, tutta spirante fiducia e grazia.

Rimaneva la facciata senza una base decorosa; appena i mezzi lo permisero, fu attuata quella splendida scalinata di granito di Baveno che tutti possono ammirare. Ai lati, su giganteschi basamenti furono collocate due statue rappresentanti la Fede e la Speranza, opera del Rozzi-Speluzzi di Milano e donate dal Capuccini pure di Milano.

Si proseguiva intanto la decorazione interna, con quattro splendide balaustre di marmo bianco agli altari laterali perfettamente intonate a quella dell’altare maggiore. Sono opera del Camera e del Marenco di Garlasco.

Nel 1914 al Calvasina di Lecco è affidata la pavimentazione marmorea della parte inferiore della Chiesa.

Nel 1923 sì esegue il progetto decorativo generale del Cav. Emilio Tornaghi, limitando i lavori alla volta del Presbitero, all’abside e all’ancona. Gli affreschi e la decorazione ricca di tinte, stucchi ed oro, donano al Santuario festosità di colori e leggiadria di linee. Due anni dopo si costruisce su disegno del Tornaghi la cantoria in cemento armato e rovere di Slavonia.

Nel 1927 i pittori Panzarasa di Garlasco e Mazzucchi di Vigevano completarono la decorazione.

Nel 1928 la signora Adele Poggi-Morandi e nel 1936 il sig. Ferrari di Mortara donavano i pulpiti.

Nel 1939 si compiva un voto da lunghi anni vagheggiato con l’installazione in Santuario di un organo elettrico che non ha l’uguale in Diocesi. È un capolavoro della centenaria famiglia artigiana Vincenzo Mascioni di Cuvio (Varese). Fu solennemente benedetto da S. E. Mons. Bargiggia la domenica 19 Novembre 1939 e collaudato dal compianto Prof. Ettore Schinelli di Mortara.

SPLENDORI SPIRITUALI DEL SANTUARIO

L’Arcivescovo Mons. Scapardini O.P. per la sua particolare devozione verso la Vergine SS., consacrò il Tempio il 4 Settembre 1927 e volle inoltre insignire il Santuario di una grande gloria, procurandone l’aggregazione alla Basilica Vaticana il 20 luglio 1927. Tale aggregazione importava al Santuario il titolo di Basilica Minore ed il godimento di molti privilegi spirituali. Il medesimo Arcivescovo, con pia antiveggenza, chiedeva ed otteneva dalla Santa Congregazione dei Riti in data 23 Novembre 1927, che la festa del Cuore Immacolato di Maria si potesse celebrare come titolare e che la solennità esterna della medesima si celebrasse la prima Domenica di Settembre.

Nel 1931, e precisamente l’8 Settembre, celebrandosi il XV Centenario del Concilio di Efeso, in cui fu definita la Divina Maternità di Maria, ed il Congresso Eucaristico Diocesano in Garlasco, S.E. Mons. Scapardiní, per il privilegio concesso dal Capitolo della Basilica Vaticana, ebbe la somma ventura di porre sul Capo della Madonna della Bozzola e del Bimbo Divino, preziosissime corone di oro offerto dai devoti della Diocesi, ed artisticamente preparate dal Cav. Politti di Milano. Così la “REGINA della LOMELLINA” era solennemente incoronata.

L’Amministrazione del Santuario, che in forza del Concordato passò nelle mani di S. Ecc. Mons. Vescovo, dopo la morte del primo Rettore D. Francesco Cei, chiamava a reggere il Santuario i RR. Padri Oblati dell’Immacolata di Vigevano che prendevano possesso del loro ufficio il 27 novembre 1948.

PER IL DECORO DEL SANTUARIO E LA CURA DEI BIMBI DELLA BOZZOLA

La maggiore importanza del Santuario e la sua crescente vitalità religiosa richiedevano più accurate prestazioni per il decoro degli altari e dei sacri arredi. Si provvide opportunamente allo scopo, con la chiamata in luogo (2 Settembre 1934) delle Ven.de Suore Missionarie dell’Immacolata R.P. di Mortara, che attesero anche alla cura dei bimbi dell’Asilo, della gioventù femminile, dell’Oratorio e dei pellegrini. Il 7 Giugno 1946, per generosa donazione del defunto Rettore Don Francesco Cei, che legava al Santuario lo stabile denominato “CASA DELLA MADONNA”, veniva definitivamente assicurata l’abitazione per le Suore e la sede dell’Asilo e dell’Oratorio femminile.

Così al Santuario provvidamente si assicurava l’auspicata e preziosa collaborazione delle VV. Suore per il sempre maggiore suo decoro.

MEZZI PER LA COSTRUZ1ONE DEL SANTUARIO

Quante spese! Si esclamerà. Ma e i mezzi? I mezzi erano: la fiducia e la gratitudine dei fedeli verso la gran Madre di Dio.

Speranzosi di ricevere grazie, o contenti per le grazie ricevute, in ogni bella maniera si mostravano riconoscenti alla Madonna. E numerosa gente, uomini, donne, giovani, giubilanti correvano, specie al sorgere del Santuario, alla fornace, alla fabbrica a prestare gratuitamente il loro lavoro. Altri davano volonterosi i carri e le bestie per trasportare i materiali; altri generosamente donavano campi, portavano oggetti d’ogni genere, anche preziosissimi, oppure belle somme di denaro.

Fra i tanti donatori vi fu un certo Desiderio Gani, il quale, come si legge nei documenti che esistono nell’Archivio del Santuario, nel 1638 donava all’Oratorio il diretto dominio di ben 40 appezzamenti di terreno; e i proprietari pagavano le annualità al Santuario. E nel 1754 Cesare Starone, faceva “donazione di una pezza di terra a vigneto posta sul territorio di Garlasco, per grazia ricevuta in tempo di sua gran malattia, ed altri favori ricevuti”.

Ai nostri tempi poi, il devoto Sacerdote Don Giuseppe Prinetti, oriundo di Garlasco, Direttore Spirituale del Convitto Gallarini di Novara, nel 1875 legava al Santuario oltre 15.000 lire; e tanta generosità ricorda ai posteri la lapide che si vede al fianco destro nella Chiesa.

Troppo lungo sarebbe narrare tutte le altre offerte fatte al Santuario: noteremo solo l’elargizione della pia signora A.C.R., la quale, già benemerita per molti altri titoli, generosamente pagava l’importo assai rilevante della restaurazione dell’antica immagine della Madonna.

All’incremento ed abbellimento del Santuario contribuì soprattutto la vera e grande devozione a Maria SS.

Durante la bella stagione gruppi di devoti vengono quotidianamente e numerosi Sacerdoti vi accompagnano comitive di pellegrini. Celebri i pellegrinaggi guidati da Mons. De Gaudenzi nel 1875 e nel 1888, quello del 1893 con a capo Mons. Merini e grandiosissirno quello condotto da Mons. Berruti il 25 luglio 1909. Il concorso di più di 20 mila persone obbligò a celebrare Messe all’aperto.

Non inferiori d’importanza sono i pellegrinaggi più recenti condotti da Mons. Scapardini e da Mons. Bargiggia nonché quello del 13 Giugno 1948, condotto da Mons. Picconi, che vide ai piedi della Madonna la rappresentanza di tutta l’A.C. Diocesana cui parlò col Vescovo il Presidente Dioc. dell’A.C., Dott. G. Ferrari, commentando ai giovani di A. C. i misteri del Rosario.

L’opera compiuta per la generosità dei nostri padri è motivo di sorprendente ammirazione per noi.

La maestà dell’edificio e la ricchezza dei suoi ornati stanno a documentare il vero prodigio che, per amore alla Madonna, seppe compiere il popolo credente della Lomellina.

Nel decorso degli anni furono continuamente compiuti nuovi passi per il maggior decoro del nostro Santuario e a chi credesse che la meta è stata raggiunta noi dobbiamo dire che lungo cammino resta ancora da fare per rispondere alle nuove e molteplici necessità del Santuario stesso.

Per soddisfare alle necessità spirituali dei pellegrini occorre dotare il Santuario:

  1. di almeno quattro confessionali per le donne e di decorosi confessionali per gli uomini;
  2. di un nuovo razionale impianto di illuminazione elettrica;
  3. di nuovi banchi in stile col Santuario;
  4. della decorazione della cupola in armonia col resto della Chiesa;
  5. di due artistiche raffigurazioni alle squallide pareti dei Presbitero;
  6. del simulacro del Cristo Morto in sostituzione dell’attuale, consunto dal tempo;
  7. di una decorosa pavimentazione del Presbitero;
  8. della conveniente sistemazione della sacrestia e provvista di arredi sacri e paramentali solenni dí cui il Santuario difetta;
  9. della “Casa del Pellegrino” da adibirsi anche per Corsi di SS. Esercizi.

L’elencazione, per il desiderio che ci spinge a porre il nostro Santuario nello splendore desiderato, potrebbe continuare, ma non vogliamo portare alla medesima aggiunte, perché gli accenni fatti sono ultra sufficenti per convincere i devoti della Madonna della Bozzola che le nocessità sono molte, gravi ed urgenti.

Noi confidiamo nella generosità di tutti, sicuri che l’esempio dei padri non sarà smentito dai figli e che la cara Madonna vorrà Ella stessa sollecitare a mezzo dei suoi devoti il compimento della Sua Casa.

GRAZIE OTTENUTE

Saremmo interminabili se volessimo elencare i favori ottenuti dalla Vergine in questi 600 anni di vita del Suo Santuario. Calcoli chi può le migliaia di ex-voti d’ogni sorta, che si sono succeduti sull’ancona, sulle pareti dell’abside e su quelle laterali all’altar maggiore e che hanno dovuto cedere il posto alle altre migliaia che arrivano continuamente.

Provano grazie ricevute le donazioni del Nob. Desiderio De Cani (1638), del Nob. Ottavio Cani (31 marzo 1647), di Cesare Starone (1754), di Don Ignazio Strada (31 marzo 1780), i canoni d’affitto a favore del Santuario e le centinaia di migliaia di lire spese nella fabbrica dei tre Santuari, nella loro decorazione e manutenzione.

Citiamo alcuni tra gli ex-voti:

  1. Giovanni Antonio Longhino del luogo di Sonzino, per riconosciuto favore della Madonna evita di cadere nelle mani del brigante Alessandrino (18 marzo 1730).
  2. Ennodio Gennari, caduto in un crepaccio del ghiaccíaio del Gran Vol (Val d’Aosta) rimane per nove ore e mezza sospeso sull’abisso finché lo salvano le guide (8 agosto 1923).
    Appende corde e picozza alla lesena del coro e scioglie il voto fatto in quelle lunghe ore di agonia.
  3. Santagostino Rocco di Giuseppe da Garlasco, il 13 febbraio 1928, inghiotte un chiodo lungo 4 centimetri. Situatosi al lato destro dell’esofago, a livello della 6-7 spina vertebrale dorsale, come da radioscopia, dopo 70 giorni, 24 aprile, gli esce di bocca.

Bastano questi accenni, a puro titolo indicativo, per provare quanto potente e soccorrevole fu ed ancora rimane la taumaturga nostra Madonna della Bozzola verso coloro che a Lei fiduciosi si affidano.

IL SANTUARIO OGGI

Nell’anno 1990 Mons. Giovanni Locatelli affida all’attuale Rettore della Basilica, Don Gregorio Vitali, dei religiosi della S. Famiglia di Bergamo, l’incarico di seguire il grande lavoro di completo restauro del Santuario. Si inizia dai tetti e dalle strutture esterne, compresa l’area del sagrato per proseguire all’interno con il completo rifacimento degli affreschi, delle decorazioni e del presbiterio.

Si passa quindi alla navata centrale, alle cappelle laterali, alla cupola, ai transetti.

Lentamente il Santuario torna all’antico splendore. Chi, da tempo, fosse rimasto lontano dalla “Rozzola” ci torna per vedere realizzata una gigantesca opera che non è stata soltanto di rifacimento totale ma è consistita anche nella posa di pregiati marmi e pregevoli intarsi. In questo decennio praticamente l’attuale Rettore in collaborazione con la commissione economica, con il gruppo Apostoli e servi di Maria e con gli amici del Santuario ha realizzato ben otto richieste delle nove che ci si augurava intorno agli anni ’50, per il miglior funzionamento del Santuario.

Sono state infatti realizzate:

  1. la Cappella della Confessione;
  2. l’impianto dell’illuminazione;
  3. i nuovi banchi in stile con il resto del Santuario;
  4. il restauro con decorazioni della cupola e di tutto l’interno del Santuario;
  5. due artistici quadri sulle pareti del presbiterio, opera del pittore pavese Remo Faggi di Santa Cristina e Bissone, raffiguranti sulla parete destra Maria che accoglie chiunque ricorre a Lei nelle tribolazioni e sulla parete di sinistra Maria con gli Apostoli e con i fedeli in preghiera nell’attesa dello Spirito Santo;
  6. il gruppo con il simulacro di Cristo morto cómpletamente restaurato;
  7. il presbiterio totalmente rinnovato, l’altare, l’ambone e la sede del celebrante;
  8. la sacrestia nuova: 54 metri quadrati di spazio, arredata da artistici armadi e bancone centrale.

Oltre a tutto questo è stata pure realizzata la nuova cancelleria, collocata fuori dal Santuario. L’attuale locale della cancelleria verrà adibito a cappella per l’Adorazione Eucaristica.

Sotto la nuova cancelleria e la sacrestia si è realizzata una grande sala per i pellegrini e per le catechesi ed un’altra sala per le prove di canto.

Quasi completata anche la galleria nella quale collocare il gruppo dei “Caragnon”, statue del ’700 già completamente restaurate ed i quadri degli ex-voto situati in passato dietro all’Altare maggiore.

Un altro progetto coraggioso prevede di ricavare, sotto il sagrato, un luogo di preghiera ove radunare i pellegrini in particolari circostanze.

Il testo di questa pagina è stato estratto dal libretto dei canti presente nel Santuario.