Il parco giochi Il parco giochi
Il parco giochi pubblico - 28/08/2022

Cergnago

SCHEDA
In dialetto: Sargnàgh
Abitanti: Cergnaghesi
Superficie: 13,61 km2
Altitudine: 100 mt. s.l.m.
Diocesi: Vigevano
Cergnago è un tranquillo paesino che sorge quasi al centro della Lomellina, con una campagna caratterizzata da dossi sabbiosi coperti da boschi secolari di querce solcati da fontanili, che la tenacia degli agricoltori ha nei secoli trasformato in campi coltivati.

L’origine del nome

Un diploma di Berengario I datato 907 nomina “Cirniaco” (che diventa in documenti successivi “Cergnagum”) nel Comitato di Lomello, tra i beni della celebre abbazia di San Silvestro di Nonantola, presso Modena, e nel 988 è citato insieme ai limitrofi possedimenti monastici di Cerretum (Ceretto) e Montecello (San Giorgio).

Cenni storici

La storia di Cergnago è strettamente legata alle vicende di un importante centro monastico, posto sulle rive dell’Agogna, l’abbazia San Pietro di Erbamara, che sorgeva nelle vicinanze della vasta tenuta agricola di Campalestro. Erbamara era un comune di origine assai antica, probabilmente antecedente al X secolo, se già in documenti del 1012-1150 viene citato un monastero di notevole importanza, tanto da essere annoverato tra le abbazie tributarie della Sede Apostolica; il monastero passa nel 1253 sotto i monaci della congregazione di Vallombrosa, che vi restano fino alla sua completa decadenza, avvenuta verso la metà del XVII secolo. Fra gli Abati di Erbamara si annoverano alcuni illustri nomi, fra cui quello di un vescovo di Mantova.

Alcuni storici affermano che Cergnago è dapprima feudo della famiglia dei Lomellini, originaria di Carmagnola, per passare più tardi ai marchesi Lonati di Milano; a questi ultimi si deve, con molta probabilità, l’erezione del palazzo, comunemente chiamato Castello, che passa più tardi alla famiglia Plezza.

Cergnago subisce la stessa sorte di San Giorgio quando, nel 1658, viene saccheggiato dalle truppe del duca di Modena, alleato dei Francesi e dei Savoia, che hanno posto l’assedio a Mortara. Con l’avvento della Repubblica Cisalpina, i beni del monastero di Erbamara vengono incamerati e passati alla famiglia Plezza; si chiude qui la storia dell’illustre centro monastico che, a partire da tale periodo, non appare più a fianco del nome di Cergnago nelle cronache.

Della Badia di Erbamara non sono purtroppo rimaste vestigia degne di nota, ne’ delle mura e delle fortificazioni erette a difesa del centro monastico, che probabilmente si spingono ben al di là del perimetro dell’abbazia. Si ha notizia di una chiesa abbaziale distrutta dall’Agogna verso la fine del 1600; sullo stesso luogo viene più tardi innalzato un secondo fabbricato di ben minore importanza, restaurato agli inizi del nostro secolo dai Plezza.

I monumenti e le opere d’arte

Entrando nell’abitato di Cergnago, si può notare il palazzo Plezza, largamente rimaneggiato ad opera di Giacomo Plezza Maleta (1806-1891), senatore e ministro dell’interno nel Ministero Casati del 1848; il palazzo, disposto lungo la strada che conduce a Tromello, presenta un fronte curvilineo, molto probabilmente perchè eretto su costruzioni precedenti e pertanto costretto a conformarsi alla loro originale planimetria.

La Chiesa parrocchiale di Sant'Elena
La Chiesa parrocchiale - 28/08/2022
La Chiesa parrocchiale è dedicata a Sant’Elena imperatrice; notizie della sua prima edificazione possono farsi risalire al X secolo. Distrutta, come buona parte del paese, dai soldati francesi impiegati nell’assedio di Mortara verso la metà del XVII secolo, viene ricostruita nel 1662 a spese del Comune e della locale confraternita del SS. Sacramento. Dalla distruzione si salva solo la cappella della Madonna del Rosario, che conserva attualmente una statua della Madonna del XVII secolo, restaurata nel 1904 con il grandioso baldacchino ligneo riallestito in anni recenti. Gli stucchi e i dipinti della cappella, come pure la pala d’altare, collocata in coro insieme ad altre tele coeve, risalgono alla fine del XVII secolo. Il campanile della Chiesa crolla nel 1966 e viene ricostruito. L’entrata principale dell’edificio presenta una raffinata balaustra in legno intagliato.

La Madonnina di Santo Stefano
La “Madonnina di Santo Stefano”
05/11/2022
All’ingresso dell’abitato di Cergnago, per chi proviene da Mortara, è visibile una seconda chiesa, intitolata ai Santi Giovanni e Francesco, già dell’omonima confraternita. Ha una elegante facciata di gusto barocchetto settecentesco; piuttosto spoglia all’apparenza, l’interno è ad unica navata, con l’altare marmoreo e la balaustrata addossati al coro quando la chiesa fu adibita a sala parrocchiale; la sua costruzione è collocabile attorno al 1300. Ora è in attesa di restauro.

Un certo interesse storico e di tradizione riveste poi la chiesa della Madonnina di Santo Stefano, posta ai margini del paese lungo la statale per Mortara. Antichissima chiesa di origine monastica, intitolata al Protomartire, nominata tra le carte dell’Abbazia di San Pietro in Ciel d’Oro di Pavia nel 1106. L’edificio attuale, a unica navata di intonazione classica con campanile e annessa casa (già del romito) ha una storia travagliata: crolla per ben tre volte e viene sempre ricostruita, l’ultima volta nel 1898; aperta una sottoscrizione per il restauro, viene riaperta al culto nel 1901, aggiungendovi l’altare laterale con la statua di San Rocco. La sagrestia fu ricavata da una cappella laterale dedicata al Crocefisso, di cui si venera una antica immagine incorniciata, visibile da una finestra ornata da una preziosa inferriata del 1685. La chiesa ha una sola navata, un altare centrale e due laterali, e presenta un bel soffitto a capriate lignee. L’affresco sull’altare maggiore, ornato di stucchi barocchi, raffigurante la Santa Vergine è oggetto da secoli da tenera devozione da parte dei fedeli.

Nei dintorni

Fuori dall’abitato di Cergnago, sulla strada per Tromello, in vicinanza della Cascina Cantalupa, si può notare una costruzione isolata che, benchè adibita a mulino, sembra mostrare i caratteri di una casaforte. Sempre nel circondario del borgo, qualche motivo di interesse potrebbe essere trovato nel cascinale di Campalestro, in cui la disposizione delle costruzioni sembra richiamare le caratteristiche tipiche di un fortilizio di campagna di tipo medievale. L’ipotesi di questa origine oppidanea dell’abitato è avvalorata dalla presenza di una piccola chiesa; vi si nota all’esterno lo stemma della famiglia Ghislieri, proprietaria del luogo in epoche precedenti; all’interno sono visibili due tele di autore ignoto, ma di discreta fattura.